La crisi che ha travolto il mondo del Turismo a causa della pandemia,  ha fatto emergere tanti nodi al pettine. Sono venute fuori le criticità del turismo di massa, in primis la  saturazione delle città d’arte, che ha creato una serie di importanti problematiche. Abbiamo visto già lo scorso anno, come le nuove esigenze del viaggiatore dettate in particolare dal bisogno di maggiore sicurezza, hanno contribuito a sviluppare nuove forme di turismo, quello di prossimità, per esempio. Come già ampiamente evidenziato nell’intervista a Roberta Garibaldi, punto di riferimento in Italia per il Turismo Enogastronomico, e anche nell’intervista a Filippo Renga, co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, la situazione emersa a seguito della pandemia, ha fatto riflettere sulla necessità di adottare nuovi approcci. Oggi approfondiamo l’argomento con la storica dell’arte Arianna Salustri la quale ci fornisce interessanti spunti su come esprimere il potenziale inespresso di un territorio e su come favorire un approccio più etico e meno commerciale al turismo.

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L’INTERVISTA

1. Le città d’arte rappresentano lo zoccolo duro del turismo italiano. Da anni sono prese d’assalto dai turisti per lo più stranieri. Già prima del covid erano emerse delle criticità in alcune città, con la pandemia sono venute a galla tante problematiche (lo svuotamento completo delle città con tutte le conseguenze del caso). Ci puoi far luce su questo aspetto? Quali sono secondo te i possibili rimedi?  

Il discorso è piuttosto complesso e difficile da esaurire in questa sede.  Certamente il turismo di massa, soprattutto straniero, negli ultimi anni è andato via via concentrandosi nelle grandi città d’arte italiane come Roma, Firenze, Venezia – ma non solo – creando una serie di importanti problematiche: l’aumento del costo degli affitti e degli immobili; il fiorire di attività commerciali come bar, ristoranti e soprattutto negozi di souvenir, per lo più di scarsa qualità, a discapito dei servizi utili ai cittadini; il sovraffollamento dei mezzi pubblici. Queste sono le criticità macroscopiche che si sono determinate ma non le uniche. Bisogna inoltre considerare l’impatto che questo tipo di turismo comporta per il nostro patrimonio culturale e naturalistico. Non sempre il turista, non solo straniero, è rispettoso del contesto monumentale in cui si trova. Le notizie di siti monumentali o archeologici danneggiati dai turisti sono piuttosto frequenti: qualcuno porta a casa un pezzo di Pompei, qualcun altro crede sia lecito incidere il proprio nome sul Colosseo, altri scambiano le nostre fontane monumentali per piscine. C’è poi un ulteriore problema, più astratto e forse per questo meno percepibile, ed è la perdita di identità di queste città, che tendono sempre più ad uniformarsi.  Credo sia urgente invertire questa tendenza e costruire un turismo più etico, colto e meno commerciale, aperto al territorio e non concentrato solo in alcuni poli attrattivi, ormai saturi.

 

2. Uno dei trend nati nel periodo di pandemia è il turismo di prossimità, la riscoperta del territorio circostante, compresi borghi e bellezze naturalistiche poco conosciute. Come questa tendenza può contribuire ad esprimere il potenziale inespresso di un territorio?

L’Italia è disseminata di tesori artistici e naturalistici che costituiscono un enorme potenziale inespresso: borghi medievali, cammini, boschi… Un turista che visita Roma difficilmente si sposta dalla Città e, quando lo fa, visita al massimo Ostia antica o Tivoli.  Lo sviluppo del turismo di prossimità diventa ora strategico non solo per costruire l’alternativa al turismo di massa ma anche per la rinascita del territorio stesso, soprattutto in un momento di grande crisi come quello che stiamo attraversando.

3. Quali sono a tuo parere le buone pratiche e le strategie da attuare per consentire lo sviluppo del turismo “periferico”?

Credo si debba partire da una giusta pubblicità ed un maggiore investimento nelle infrastrutture.  Se vogliamo che un turista, non necessariamente straniero, decida di visitare un borgo periferico, dobbiamo prima di tutto fare in modo che possa raggiungerlo: qui si pone il problema delle condizioni in cui versano le nostre strade e la loro non semplice percorribilità.  Una volta arrivato a destinazione, deve poi trovare delle strutture ricettive adeguate e non sempre questi centri ne sono dotati o, quando presenti, sono magari obsolete.  Ammesso che poi riesca ad avere un alloggio adeguato, bisogna fare in modo che decida di restare e, magari, di tornare: non parlo solo delle attività da svolgere ma anche del decoro urbano di questi centri, spesso completamente abbandonati.

 

4. Per favorire il potenziale inespresso dei territori, si potrebbe sfruttare meglio il turismo archeologico valorizzando i tantissimi siti presenti nel nostro Paese? Ci sono degli esempi interessanti da cui prendere spunto?

Certamente il turismo archeologico può essere uno dei fattori su cui puntare per valorizzare il potenziale inespresso dei nostri territori ma, ovviamente, non l’unico. Il passato archeologico convive spesso con epoche più recenti, tanto nelle grandi città come nei piccoli borghi, essendo i nostri centri urbani frutto di una stratificazione plurisecolare. Tra i casi di aree archeologiche poco note o valorizzate mi vengono in mente il sito di Norba antica (attuale Norma), in provincia di Latina, o l’area archeologica di Sepino, in provincia di Campobasso… ma sono solo due esempi, si potrebbe stilare un elenco infinito: l’Italia è una costellazione di siti archeologici, la maggior parte ignoti o poco valorizzati.

 

5. Come l’online e il virtuale può contribuire a favorire il turismo in Italia?

L’attuale emergenza sanitaria ha reso necessario, per molte istituzioni culturali, implementare i servizi online, soprattutto a livello scientifico-divulgativo. È ovvio che un’esperienza virtuale non possa sostituire quella reale, tuttavia credo si dovrebbero cogliere le opportunità da esse derivanti, come ad esempio i tour virtuali, che permettono di far conoscere luoghi anche poco conosciuti e attrarre visitatori. Inoltre non basta più semplicemente pubblicizzare una meta turistica. Ritengo sia oggi necessario prestare maggiore attenzione alla qualità dei contenuti, facendo emergere la cultura del un territorio non solo storico-artistica: parlo delle tradizioni popolari, dell’enogastronomia e di tutto ciò che costituisce il nostro stile di vita. Veicolando, inoltre, un concetto di turismo maggiormente etico e meno commerciale.

Ringraziamo Arianna Salustri per questo suo interessante contributo che ci ha permesso di approfondire meglio criticità e opportunità del turismo oggi. Potete seguire Arianna anche su Linkedin. 

 

 

 

 

CHI È ARIANNA SALUSTRI

L’Italia è disseminata di tesori artistici e naturalistici che costituiscono un enorme potenziale inespresso. Un turista che visita Roma difficilmente si sposta dalla Città. Lo sviluppo del turismo di prossimità diventa ora strategico non solo per costruire l’alternativa al turismo di massa ma anche per la rinascita del territorio stesso, soprattutto in un momento di grande crisi come quello che stiamo attraversando“.

È una storica dell’arte, attualmente collaboratrice esterna della Galleria Borghese nell’ambito di alcuni progetti scientifici del Museo. In passato ha lavorato a lungo come operatore didattico museale, sia in Musei territoriali che Nazionali.

 

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