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In questa stagione estiva ormai agli sgoccioli, dopo un anno e mezzo di pandemia, possiamo iniziare a tirare un sospiro di sollievo sul fronte turistico. I segnali sono incoraggianti sia per il turismo italiano che per quello internazionale che, proprio la scorsa estate, ha registrato una crescita importante rispetto al 2020 (la presenza di turisti stranieri in Italia ha segnato un +32% circa rispetto agli stessi mesi dello scorso anno secondo l’analisi predittiva sviluppata da Isnart, l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche di Unioncamere). Anche se si cominciano a vedere i primi frutti dei dati sulla campagna vaccinale e sulla riduzione dei nuovi contagi, siamo tuttavia lontani da una effettiva ripresa. Il Covid-19, come già ampiamente notato lo scorso anno, ha cambiato esigenze, abitudini ed approcci dei consumatori favorendo per esempio il turismo di prossimità e l’holiday working e, al tempo stesso,  le dure restrizioni e l’utilizzo crescente del digitale, ha contribuito alla nascita di nuovi trend come il Neverending Tourism, ovvero la possibilità di estendere l’esperienza turistica nel tempo e nello spazio, grazie a contenuti ed esperienze proposti online prima o dopo il viaggio, o a e-commerce di prodotti tipici. Ma cosa attenderà gli operatori del settore? Come dovranno affrontare i cambiamenti? Quali trend continueranno a diffondersi? Lo abbiamo chiesto a Filippo Renga, co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano e Direttore degli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo, Fintech & Insurtech e Smart Agrifood.
gargano
Il Giardino dei Tarocchi
Levanto

L’INTERVISTA

1. Com’è la situazione del turismo in Italia ad oggi? La moderata ripartenza del comparto prevista ad inizio anno si è avverata?

Una ripartenza c’è sicuramente stata, ma in modo diverso da categoria a categoria. Possiamo prendere ad esempio due estremi: le case vacanze sono cresciute moltissimo, le compagnie aeree stanno ancora soffrendo molto. Il segnale è sicuramente positivo. Il green pass ha sicuramente aiutato molto almeno gli spostamenti nella nostra nazione (l‘Unione Europea, non solo l’Italia).

2. Nonostante la crisi internazionale dovuta al Covid-19, il comparto turistico italiano stava già soffrendo anche prima della pandemia. Quali erano le cause di questa situazione? Frammentarietà dell’offerta? Mancanze di competenze? Altro….?

A livello di crescita del mercato nel 2019, l’industria turistica italiana era in un momento particolarmente positivo. Si registravano le cifre più importanti da almeno un decennio, post crisi Lehman, grazie proprio ad un contesto economico chiaramente positivo. Sicuramente il settore in Italia scontava una perdita di competitività con un trend oramai pluridecennale. I motivi che hanno portato questo sono strutturali e tanti, spesso non legati allo specifico settore, ma sicuramente negli ultimi 15 anni ci hanno “sorpassato” alcuni paesi certamente meno “ricchi” di risorse turistiche come l’Italia ma che sono riusciti a sfruttare meglio la rivoluzione digitale (ad es. Irlanda o Slovenia).

3. Durante il Convegno “Il Travel nel 2021: cosa ci aspetta?” organizzato dagli Osservatori Innovazione Digitale nel Turismo e Business Travel, lo scorso Gennaio, avete individuato come trend è il Neverending Tourism, considerato come la possibilità di estendere l’esperienza turistica nel tempo e nello spazio, grazie a contenuti ed esperienze proposti online prima o dopo il viaggio, o a e-commerce di prodotti tipici. Com’è la situazione in Italia rispetto a questo trend?

Il Neverending tourism è un trend nuovo per tutti. Perciò l’Italia su questo fronte non è ne più avanti ne più indietro, ma potrebbe sfruttarlo per crearsi un vantaggio competitivo estremamente rilevante rispetto ad altre destinazioni e le industrie turistiche di altri stati. Un vantaggio basato sulle competenze, tanto fondamentali quanto i nostri beni artistici e naturali.

4. I diversi trend delineati in questo ultimo anno (disintermediazione, neverending tourism, turismo di prossimità, holiday working e destagionalizzazione) sono destinati a durare nel tempo? 

Si, senza dubbio per quasi tutti, chi più e chi meno. Solo per la destagionalizzazione ho qualche dubbio. L’uomo è un animale “a gregge”.

5. Vivila, nata con l’obiettivo di individuare nuove forme di promozione turistica e territoriale in linea con i cambiamenti del mercato e delle esigenze dei viaggiatori, si è ritrovata in pieno nel concetto di Neverending Tourism. Infatti la nostra piattaforma si occuperà della vendita di esperienze virtuali e di prodotti tipici legati ai diversi territori italiani. Dalle nostre ricerche emerge una spiccata propensione dei turisti internazionali e soprattutto americani ad acquistare esperienze virtuali in particolar modo cooking class. In Italia invece non è ancora così diffuso questo ulteriore modalità di conoscenza del territorio. Lo avete riscontrato anche voi?

Non abbiamo raccolto evidenze solide fronte consumer US per poter dare una risposta fondata su questo, quindi non possiamo commentare su questo.

6. Tra i diversi target individuati da Vivila per la distribuzione dei esperienza virtuali, c’è anche tutto il comparto scuola e formazione, in quanto crediamo che sia necessario promuovere le ricchezze, storico artistico culturale anche all’interno del nostro stesso Paese e che la consapevolezza della ricchezza di cui disponiamo sia la base della promozione verso l’esterno. A questo proposito sono molte le iniziative anche in ambito museale che propongono esperienze virtuali online come nuovo canale di valorizzazione del patrimonio. Cosa ne pensate?

I nostri dati confermano bene questo trend almeno durante il covid.

7. In un vecchio articolo di Linkedin, dal titolo “Il Made in Italy è per sempre?”, metteva in evidenza come la mancanza di promozione del brand Italia sia uno dei motivi della bassa attrattiva che il nostro Paese riscontra nei confronti del turismo cinese. Secondo lei le esperienze virtuali e la promozione video delle stesse, potrebbero essere un modo per aumentare la conoscenza e quindi l’attrattiva del nostro territorio nei confronti del Sol Levante?

Senza ombra di dubbio. Si può fare moltissimo. Ma serve investire molto e con determinazione sulle competenze digitali.

Ringraziamo Filippo Renga per questa interessante intervista e vi invitiamo a seguirlo su Linkedin. 

 

 

CHI È FILIPPO RENGA

  “Il Neverending tourism è un trend nuovo per tutti. Perciò l’Italia su questo fronte non è ne più avanti ne più indietro, ma potrebbe sfruttarlo per crearsi un vantaggio competitivo estremamente rilevante rispetto ad altre destinazioni e le industrie turistiche di altri stati. Un vantaggio basato sulle competenze, tanto fondamentali quanto i nostri beni artistici e naturali“.

Co-Fondatore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, dove ha avviato e coordinato il Mobile (Mobile & App Economy, Marketing & Service, Payment & Commerce, Banking, Enterprise), Digital Innovation in Tourism, Fintech & Insurtech e Osservatori Smart AgriFood. È inoltre coordinatore dei Percorsi di Eccellenza presso il Campus di Cremona della stessa Università e coautore di vari articoli accademici sui servizi Mobile. È il co-fondatore di 5 startup con un fatturato di oltre 35 milioni di euro ad oggi.

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