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Civitacampomarano street art festival
Civitcampomarano street art festival

Civitacampomarano  è un paese in provincia di Campobasso, fino a qualche anno fa, destinato allo spopolamento come tanti altri borghi in Italia. La lungimiranza e la volontà della Pro Loco del paese “Vincenzo Cuoco” e la disponibilità di una delle street artist italiane più quotate, Alice Pasquini, in arte AliCè, hanno contribuito a cambiare definitivamente il suo destino. Dal 2016 si svolge Festival “CVTà – Street Fest”,  una kermesse artistica che coinvolge ogni anno artisti internazionali chiamati a dipingere i muri del borgo antico.

Murales e installazioni animano le vie antiche del borgo portando bellezza e richiamando tanti curiosi e appassionati. Oltre 30 i muri realizzati da artisti internazionali, un museo a cielo aperto che ha dato uno slancio turistico a un borgo quasi completamente spopolato.
Ma cos’è precisamente “CVTà – Street Fest”, e come è nata l’idea di utilizzare l’arte urbana per trasformare il borgo medievale e portarlo a nuova vita? Lo abbiamo chiesto direttamente all’artista, Alice Pasquini ideatrice e direttrice artistica del festival.

Come è nata l’idea di organizzare un festival di arte urbana?

Civitacampomarano era un borgo medievale come tanti in Italia, con il suo castello Angioino, un paesino di 300 anime sulla carta ma 100 nella realtà. Un posto quasi completamente spopolato che fino al 2018 non aveva mai visto turisti. L’idea del festival è nata da una coincidenza. Mi trovavo a New York quando ho ricevuto la mail della Presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”: mi chiedeva di andare a dipingere un muro del paese. Quello che l’autrice della mail non sapeva è che mio nonno era nato e cresciuto proprio lì dove non tornavo da quando ero piccola. È stato molto emozionante tornare nei luoghi dei suoi ricordi di infanzia e artisticamente interessante.

 

Quale è stato il primo intervento artistico?

Ha iniziato a dipingere in tutti quei luoghi ormai disabitati le scene di vita del paese passate recuperate dalle vecchie foto storiche, lì dove a vita non c’era più. Dopo il mi passaggio è uscito un articolo su “L’Espresso” e un servizio al Tg e, da lì, sono iniziati ad arrivare i primi turisti. Abbiamo quindi pensato che festival potesse essere un’operazione di richiamo per il turismo.

 

Come è nata l’idea di utilizzare l’arte per far rinascere il borgo?

Ha deciso di organizzare un festival sotto la mia direzione. Ho coinvolto amici e colleghi artisti che, grazie alla loro poetica artistica aggiungessero valore a un borgo così bello. In tutte queste edizioni sono aumentati sempre di più i turisti e l’interesse nei confronti del paese. E, in contemporanea, sono nate anche diverse attività commerciali come un B&B, un bar, una macelleria.

 

Quante edizioni sono state organizzate?

Sono cinque edizioni e oltre 30 muri realizzati da artisti venuti da tutto il mondo. Fin dal primo anno l0’attenzione dei media è stata altissima, Tg, Stampa e Radio nazionali e locali hanno parlato di CVTà – Street Fest che più che un festival è una vera e propria festa di paese. Gli artisti che vengono a Civitacampomarano si legano molto al posto e alle persone proprio perché è un festival nato dalla resistenza e dal legame con la terra.

 

Come è stata l’edizione 2020?

A causa del Covid-19 quella del 2020 è stata un’edizione speciale: artisti da tutto il mondo in collegamento zoom con la popolazione hanno ideato delle opere insieme agli abitanti che poi le hanno realizzate e costruite sotto la loro supervisione. E’ stata un’edizione sperimentale molto interessante. Per questa avvincente edizione a distanza del festival non poteva mancare l’artista polacca Nespoon, ospite di CVTA’ nel 2018. Durante quell’edizione Nespoon conobbe a Civita la signora Crisis, un prodigio dell’arte del merletto, che donò all’artista un suo prezioso lavoro all’uncinetto. Da quell’incontro e da quel piccolo gioiello d’artigianato nacque un’opera murale tra le più sentite del festival. Crisis ci ha lasciato pochi mesi fa e Nespoon insieme alle signore di Civita ha pensato di celebrare quel talento incredibile con un’opera collettiva che vuole letteralmente abbracciare tutto il paese.

 

E quest’anno cosa avete organizzato?

Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, pur di ritornare a respirare un po’ di normalità la kermesse è tornata ma con una veste differente. Abbiamo deciso di raccogliere energie e sforzi per chiamare in Molise gli artisti Cristian Blanxer assieme a Victor Garcia Repo e Thiago Mazza, in due sessioni differenti: gli spagnoli sono stati a Civitacampomarano dal 17 al 24 giugno, mentre il brasiliano ha lavorato dal 1° al 7 luglio.

 

Pensi che l’arte possa rappresentare un volano per la ripresa della nostra Italia?

Penso che L’arte possa cambiare le cose. La street art in auge negli ultimi 10 anni, è una forma d’arte sociale. Sono stati gli stessi cittadini a interessarsi al fenomeno contribuendo alla sua diffusione. Sono cambiate  molte cose da quando ho iniziato io a dipingere in strada vent’anni fa.  E, in quest’ultimo anno, durante il periodo di restrizioni, con la chiusura di musei e gallerie, la street art è stata l’unica forma d’arte fruibile.

Complimenti davvero ad Alice Pasquini per aver ideato e coordinato questo festival. Speriamo che Civitacampomarano possa diventare un modello da seguire e una fonte di ispirazione per tanti altri borghi italiani destinati allo spopolamento. L’arte urbana può essere un’occasione di rinascita! Ringraziamo Alice Pasquini per l’interessante intervista e in bocca al lupo per tutto!

 

 

Civitacampomarano street art festival
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